L’atteggiamento pregiudiziale nei confronti del genere femminile, anche di giovane età, non risparmia l’ambito medico e della ricerca.
Infatti, osserva la prof.ssa Liliana Dell’Osso, “È forte la tendenza a studiare i disturbi basandosi sulle tipiche presentazioni maschili. Soprattutto in ambito psichiatrico vi è una tendenza a minimizzare o a stigmatizzare i disturbi a principale presentazione femminile, quale ad esempio il disturbo borderline di personalità, a causa delle modalità di comunicazione orientate alla drammaticità e alla suggestionabilità, che in passato erano indicate con la diagnosi sessista di «isteria».
Trattandosi di disturbi che presentano frequentemente in anamnesi una storia di traumi e, in particolare, abusi sessuali, ciò ha favorito la tendenza alla sospettosità verso le denunce di violenza da parte delle donne, che ancora oggi non raramente sono accusate di falsificare o esasperare le esperienze subite, portando a sottovalutare la presenza e la gravità dei disturbi trauma-correlati.
Lo stigma dell’alterazione dei fatti o dei sintomi nella psicopatologia femminile favorisce il perpetrarsi della violenza e nega un’assistenza medica adeguata alle vittime”.
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